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L'estate della fiera dell'horror PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell   
Venerdì 01 Settembre 2017 12:40

Oggi 1 settembre.

Ai più, la data è significativa perchè settembre, si sa, è un pò come gennaio, il mese dei buoni propositi che puntualmente non rispetteremo.

Settembre è il mese in cui ci si ripromette di andare in palestra, di smettere di fumare, di avere più cura per se stessi, perchè si sa, quando si va in ferie ad agosto, ci si lascia andare a bivacchi di vario genere, la lasagna in spiaggia, le braciate, il vino con la percoca, la controra dopo pranzo, il pezzo di parmigiana avanzato (e che facimm? o jttamm?), il tuffo a cufaniello, rigorosamente dopo 3 ore perchè la digestione...

Settembre rappresenta anche l'inizio reale, per tutti, dell'anno lavorativo. Ormai in quasi tutti gli ambiti è così, l'anno lavorativo non coincide con l'anno solare, siamo sfalsati di 9 mesi, una gravidanza praticamente.

Settembre un tempo era anche il mese in cui iniziava il campionato di calcio, quello romantico, quello delle radioline accese, di Tutto il calcio minuto per minuto.

Bene a parte la percoca nel vino e il tuffo a cufaniello, che persistono e resistono al cambio dei tempi, purtroppo sotto l'ombrellone manca il giornale. L'accoppiata Corriere (Gazzetta per i sofisticati) - ombrellone è ormai in disuso è demodè si dirà, ma sarà davvero così?

Si vabbè oggi, la tecnologia, lo smartphone i siti di informazione, i tablet, hanno soppiantato il romanticismo, ma in realtà è cambiata la nostra sete di informazione, sportiva e non, perchè siamo bombardati da tutti i lati della nuova disinformazione dilagante, quella dei porrtali, dei siti, delle fake news, degli inciuci di quartierino spacciati per scoop giornalistico.

Il calcio, il nostro calcio, non è da meno, anzi, con il passar degli anni è sempre peggio e l'estate, in corrispondenza del calciomercato, quello che un tempo veniva definito un pò fiabescamente, la Fiera dei sogni, è il punto di massimo declino di tutto il movimento. Questa estate appena trascorsa, segna definitivamente l'uscita del calcio dal mondo dello sport ed il suo ingresso stabile e ufficialmente riconosciuto, nell'ambito geopolitico ed economico.

Mai prima di quest'anno, uno stato sovrano, si era mai sognato di andare a prendere un calciatore per se. Quello che è successo con Neymar, rappresenta la svolta definitiva in tal senso.

L'estate appena trascorsa, in ambito di mercato europeo ha messo in evidenza, se ancora ce ne fosse stato bisogno, l'inutilità del Fair Play Finanziario, vista la semplicità con , il quale possono essere aggirate le regole finanziarie volute dal condannato francese ex presidente dell'Uefa.

Conseguenza di quanto "mosso" dal passaggio di Neymar dal Barcellona al Psg è stata la corsa al rialzo del costo dei trasferimenti, che sfiora l'assurdo. Pensare che uno degli ultimi movimenti chiusi ieri sera sia stato il, passaggio di Zappacosta, che con tutto il rispetto, non mi sembra il nuovo Maldini, dal Torino al Chelsea per un totale di 30 milioni di euro, a mio parere dimostra quanto la finestra di mercato appena conclusa, fosse stata "drogata" e segna inevitabilmente, un punto di non ritorno.

Questo ovviamente senza volerci soffermare sui circa 250 milioni spesi dal Milan sul mercato, per rifondare una squadra che da qualche anno non riusciva a centrare nemmeno la qualificazione in Europa League, 250 milioni di soldi presi in prestito da una finanziaria inglese che in garanzia ha voluto (logicamente) l'intero asset aziendale del club rossonero. In soldoni il Milan ha giocato a Poker con soldi non suoi ed ha fatto All-In. Se Juve, Napoli, Inter e Roma, dovessero continuare a fare 1 punto in più dei rossoneri, ci ricorderemo dell'estate di Fassone come quella che ha portato il Milan al fallimento (più o meno).

Beh queste sono le nuove regole del gioco, dove l'Inter di Suning, un impero economico, prende il giovane Karamoh per 6 milioni di pagherò. Sono le regole in cui un ragazzo, sicurmante valido, con un contratto in essere, rifiuta la convocazione del club che ne detiene fino a giugno 2018,le prestazioni sportive, perchè vuole tornare a Torino a fare ad Alex Sandro. Sono le regole di un gioco in cui uno strabico manager di una società priva di colori, si permette di consigliare al capitano di un altro club, di prendere lezioni dal suo capitano, quello che ha definito l'introduzione del Var, qualcosa che non ha a che fare con il calcio.

Senza volersi dilungare troppo, in queste regole, in questo ambito, il Napoli si è mosso con una strategia che sicuramente può non piacere, ma che ha una sua logica di base. Una logica simile a quella applicata dal Real Madrid, in questa stessa finistra di mercato.

Sia chiaro, qui non vogliamo assolutamente fare paragoni, perchè saremmo dei fessi, ma si vuole spiegare una logica.

In questa finestra di mercato, il Real ha venduto Morata, James Rodriguez ed ha acquistato Ceballos ed Hernandez,cioè ha ceduto ( a peso d'oro) giocatori di spessore internazionale, ma che probabilmente non si sposavano pienamente con l'area tecnica o semplicemente chiedevano più spazio, per prendere dei talenti giovani, veri talenti, per rinfoltire la rosa, con una prospettiva diversa, senza intaccare minimamente l'ossatura di base della squadra che ha vinto le ultime 2 Champions League. Quasi come dire di avere dei titolarissimi e dei comprimari di grande spessore, ma che saranno ovviamente utilizzati in casi di necessità, rotazioni obbligate e magari valorizzarli, quando si troveranno sul 5-0 contro il Leganes.

Ecco il Napoli, quest'anno, ha fatto un ragionamento simile, applicato in funzione di quelllo che è il potenziale economico del club. E' vero, noi non abbiamo Cristiano Ronaldo o Asensio o benzema o Modric, ma probabilmente mai vedremo giocatori di questo spessore in maglia azzurra, perchè le regole del gioco sono quelle che abbiamo descritto.

Noi abbiamo un progetto tecnico - tattico ben definito, una rosa composta da 13/14 titolari e dei giovani di ottimo valore inseriti già lo scorso anno, che già da quest'anno rappresentano un rafforzamento generale. Non voglio soffermarmi sul gioco, ma sul concetto di gruppo, senza scivolare nelle frasi fatte dei giornalai, patti per lo scudetto, patto per Sarri o con Sarri, no, semplicemente abbiamo costruito in 2 anni e pochi mesi, un gruppo di ragazzi che sta bene insieme, che è solido, che esprime un gran calcio, con ottimi risultati e lo fa sorridendo.

Tutto questo vuol dire che si è arrivati ad un punto in cui, questi ragazzi, hanno consapevolezza dei loro mezzi, di ciò che fanno, hanno fiducia nel tecnico e forse anche nella società e tutto ciò ha un valore che va ben oltre l'incomprensibile (ai più) operazione Inglese, va ben oltre l'acquisto di Andrè Silva e Kalinic per poi ritrovarti con il 19enne Cutrone goleador assoluto.

Il mercato del Napoli, in questa finestra, ha seguito una logica, poteva forse portare un elemento in più per rinfoltire le seconde linee, magari un terzino destro, un'ala o un secondo portiere, si senza dubbio si, la perfezione non è una nostra caratteristica, soprattutto in ambito societario, ma siamo così sicuri che questa squadra, così com'è avesse davvero bisogno di prendere parte alla Fiera dell'horror a cui abbiamo assistito questa estate?

Ora il tutto è in mano a Sarri e la sua rivoluzione e i suoi "rivoluzionari" in campo. Ora la parola passa a lui ed attraverso i piedi di Insigne e Mertens, di Hamsik e Zielinski, passa attraverso la crescita necessaria di Hysai, Rog e Diawara, passa per l'inserimento rapido nelle rotazioni di Ounas e il recupero pieno di Milik.

Forse per noi tifosi, sarebbe il caso di evitare polemiche inutili, perchè ribadisco, non avremo mai la soddisfazione di vedere una rosa completa e perfetta, ma se ci credono Sarri ed i suoi ragazzi, perchè non crederci noi, che in quanto tifosi, dovremmo essere anche dei sognatori?

 

Forza Napoli Sempre

#vinciamoilterzomce_marker

 
La rivoluzione della bellezza (alla faccia di Perotti) PDF Stampa E-mail
Scritto da paolo   
Mercoledì 23 Agosto 2017 09:53

Diciamocelo con chiarezza, fuori dai denti: Giustizia è stata fatta!

Immaginare anche solo per una frazione di secondo, che una squadra che riesce a mettere in campo la qualità di gioco espressa dal Napoli di Sarri negli ultimi 2 anni, potesse scivolare sui campi periferici kazaki o bulgari, sarebbe stato un delitto che avrebbe portato un solo nome, Diego Perotti.

Eh si, perchè se non fosse per la decina di rigori concessi alla Roma lo scorso anno e realizzati dall'argentino, forse avremmo mangiato la mellonessa con tranquillità a Ferragosto e ieri non avremmo vissuto un prepartita con gli incubi di Bilbao.

Giustizia è stata fatta ed è merito di Mr. Sarri, dei ragazzi, del gioco, dell'impegno che dimostrano, nella volontà di stare tutti insieme fin dagli inizi di luglio per dare continuità ad un progetto che ormai appare chiaro e definito e che non può che riportarci all'inizio dell'era Sarri e quella sua dichiarazione da molti non ben capita. Ci sarebbero voluti 3 anni per vedere il Napoli giocare con la stessa scioltezza con cui giocava l'Empoli. Ecco nelle prime 3 partite ufficiali giocate nel terzo anno di Sarri credo sia evidente cosa voleva dire il mister in quel lontano settembre del 2015.

Oggi il Napoli è una macchina quasi perfetta, con un undici base abbastanza ben definito e che saprebbe ritrovarsi in campo, anche a riflettori spenti e nebbia fitta in val Padana. Allo stesso tempo però è un meccanismo talmente preciso che se all'improvviso ti trovassi in campo con Diawara al posto di Jorginho o con Zielinski al posto di Hamsik, non te ne accorgi nemmeno.

Oggi per cercare di trovare qualcosa che non va in una squadra che negli ultimi 10 mesi ha perso solo 4 partite ufficiali (2 Real, 1 Juve 1 Atalanta) siamo costretti ad aspettare che Ghoulam faccia una minchiata, che Hysai venga espulso e che torni in campo Maggio, aspettiamo di prendere il solito gol su calcio d'angolo a difesa schierata, anche se magari quel gol è talmente ininfluente che manco chi lo segna se ne accorge.

Ecco parliamo praticamente del nulla di fronte ad una squadra che ieri ha dimostrato per l'ennesima volta che non conosce differenza se si giochi al San Paolo o davanti a 35mila francesi che ci schifano a morte senza sapere bene nemmeno il perchè.

Ieri ci siamo presi ciò che lo scorso anno qualcuno più in alto di noi, aveva deciso dovesse andare ad altri, non tanto per meriti, ma per debiti.

Ieri ci siamo presi, per la prima volta nella nostra storia, la seconda Champions consecutiva, abbiamo abbattuto dei tabù che sembravano atavici.

Ieri ci siamo presi il palcoscenico europeo che solo in Italia si stenta ancora a riconoscerci.

Ieri abbiamo detto senza troppi giri di parole di esserci, di meritare di esserci e di poter dimostrare che la bellezza è la vera rivoluzione.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Agosto 2017 11:52
 
Fu così che anche Udine omaggió Insigne PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell77   
Venerdì 25 Marzo 2016 13:14

Lo sapete, a me della nazionale interessa ben poco, però se si gioca contro un avversario interessante e c'è di mezzo qualcuno che riguarda il Napoli, la partita la guardo.

Ieri c'erano entrambi i fattori di spinta, la Spagna campione d'Europa in carica e la possibilità di vedere il rientro di Insigne e l'esordio di Jorginho.

Della Spagna ammazza tutti di qualche anno fa è rimasto ben poco. Squadra con molta meno qualità in mezzo al campo, che ha dovuto chiamare il 35enne Aduriz per colmare un vuoto evidente al centro dell'attacco. Nonostante Morata. Certo è una squadra che può permettersi di lasciare in panchina un certo Silva piuttosto che Jordi Alba o Isco,  ma gente come Xavi o Iniesta non ce ne sono più.

Fu così che un'italietta con Pellé fulcro offensivo, e la coppia Thiago Motta - Parolo in mezzo al campo, riesce a fare bella figura. L'esaltazione azzurra avviene però nel secondo tempo, quando il dimissionario parrucchino decide di mandare in campo un attacco diverso e quindi butta dentro Insigne, Zaza e Bernardeschi. I tre insieme, sfruttando gli spazi risultano devastanti per Pique e soci. Il capolavoro è però nei piedi di Insigne. Il giovanotto costantemente sotto esame sia a Napoli che in nazionale, gioca mezz'ora di intensità e qualità estrema. E con una personalità onestamente mai riconosciutagli.

Il primo segnale lo manda impegnando da posizione centrale, De Gea con un tiro potente da circa 25 metri, poi arriva il gol su assist di Giaccherini, un gol da centravanti di rapina.

Una volta rotti il ghiaccio, si prende il pallone e tira unapunizione guadagnata da Zaza. La conclusione è così così, ma la personalità con cui decide di tirarla e la tira, è comunque da premiare. Lui il "cafoncello frattese" tanto vituperato, va in nazionale e tira una punizione diretta contro la Spagna...

Ma la genialità dell'ultima giocata è da campione vero. Ancora da posizione centrale, viene liberato da Bernardeschi e di punta prova un pallonetto che costringe De Gea agli straordinari veri. Fu così che la fredda Dacia Arena, riconobbe il talento di un terrone e lo proclamò re per una sera.

Eppure qui a Napoli continua ad esserci scetticismo intorno a questo ragazzo. Qualcuno gli preferirebbe Mertens, altri lo venderebbero al primo acquirente utile, altri lo vedono addirittura un limite. Eppure due allenatori, per tre stagioni di fila, lo hanno visto come un elemento imprescindibile, anche quando segnava poco. Che città strana Napoli e la sua gente. Una città in grado di demolire un suo figlio, nonostante per molti sia il miglior talento italiano, nonostante un suo avversario, un certo Thiago Alcantara, lo ricorda ancora, come uno dei migliori avversari che abbia incontrato. Dovremmo essere tutti meno cattivi con Lorenzo, dovremmo evitare di pensare che sia il nuovo Giggs, o il nuovo David Silva, ma che sia semplicemente Lorenzo, il miglior talento espresso dal calcio italiano negli ultimi anni.

Anche Udine se ne é accorta

 
La Superlega Europea. Apoteosi del visionarismo delaurentisiano PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell77   
Giovedì 17 Marzo 2016 13:52

Se fosse vero stenterebbe a crederci anche lui.

Aurelio De Laurentiis è presidente del Napoli da ormai 11 anni. Eravamo in serie C. Martina Franca, Lanciano i playoff a San Benedetto del Tronto, Ballardini, la Torres di Cuccureddu. Eravamo senza palloni, storia trita e ritrita, a Paestum con Montervino. Eppure lui parlava di Superlega. E gli davano del pazzo, un folle un visionario.

Chissà cosa ne pensa oggi, magari dopo aver letto che Rumenigge, non un fesso qualunque, dichiara che il Napoli dovrà assolutamente far parte di questa Superlega.

Ma vediamo cosa dovrebbe essere questa nuova ipotetica manifestazione.

L'idea parte da 6 club: Bayern Monaco, Paris Saint Germain, Manchester City, Manchester United, Barcellona, Real Madrid, sulla base di semplici calcoli finanziari. Attualmente la Champions League è un affare da 7 miliardi di euro, una Superlega con 48 club divisi in gironi, che rappresenterebbero il gotha del calcio europeo, ne frutterebbe almeno 60. 60 miliardi di euro. Chi ne dovrebbe far parte? Beh data per scontata la partecipazione delle 6 fondatrici, ci sarebbe da decidere le altre dei massimi campionati, quanti posti assegnare ad ogni campionato e chi dover estromettere gioco forza.

In Italia, per storia e blasone, pare scontata la partecipazione delle solite strisciate, poi ci sarebbe la Roma, squadra della capitale, il Napoli che a detta di Rumenigge, spicca. Ma la Fiorentina sarebbe da escludere? E in Spagna cosa succederebbe se oltre all'Atletico Madrid partecipasse il Siviglia a discapito magari di Valencia, Villarreal o Bilbao? E la sorpresa Leicester? Che si fa? Escludiamo Liverpool, Chelsea, Arsenal o Tottenham?

Insomma è evidente che sarà complesso, ma è altrettanto evidente che 60 miliardi sarebbero un business irrinunciabile per i top club e quindi qualcosa nascerà. Nascerà la Superlega stile Nba, quella di cui parlava quel pazzo visionario di De Laurentiis, in un ritiro precampionato settembrino, pochi giorni prima di Napoli-Cittadella.

 
La miglior sconfitta possibile PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell77   
Giovedì 17 Marzo 2016 12:04

Diciamoci la verità, questi sono forti. È sempre difficile dover ammettere che quella squadra innominabile, di non colorati, sia forte. Eppure è così è lo ha dimostrato ancora una volta in questo doppio confronto con il Bayern Monaco.

Ieri hanno sfiorato l'impresa, erano qualificati fino al noventesimo, poi ci ha pensato Muller. E l'arbitro.

Napoli era e forse è ancora, spaccata. Cosa sarebbe stato meglio per noi, egoisticamente parlando? Dovevano proseguire o dovevano essere eliminati? E in questa diatriba, non c'entra nulla il ranking era un mero esercizio egoistico, perché noi siamo lì a 3 punti in campionato, e loro da 4 anni a questa parte, non c'erano proprio abituati, ad avere una squadra a così breve distanza.

L'esercizio mentale della scelta dentro o fuori, termina a mio parere, proprio con le prestazioni sfoderare nel doppio confronto con i tedeschi. Termina perché questi sono forti. Sono forti perché all'andata hanno rimontato 2 gol ad un Bayern che per 60/70 minuti non gli ha fatto nemmeno vedere il pallone, sono forti perché ieri vincevano in Germania, senza Chiellini. Marchisio, Dybala. Hanno giocato con Sturaro. E forse ce l'avrebbero anche fatta se l'arbitro non avesse annullato un gol regolare a Morata.

Se ancora ce ne fosse stato bisogno, hanno dimostrato che possono giocarsela e vincere contro tutti, anche senza elementi fondamentali, anche con le riserve.

A che serviva quindi che andassero avanti? Si sarebbero stancati? Avrebbero subito forse più infortuni? Chissà, l'unica cosa certa è che avrebbero giocato il derby con Pereyra e Sturaro, forse con Rugani o Padoin. E potrebbero vincere anche con loro, perché in Italia esistono cose che in Europa non si verificano. In Italia gli avversari stendono i tappeti rossi, soprattutto quelle che a 9 giornate dal termine hanno poco o nulla da chiedere ancora al campionato. In Europa no. In Italia Bonucci potrebbe anche abbattere con un kalashnikov un avversario, rimarrebbe diffidato, ma non ammonito come ieri sera. In Italia un gol irregolare verrebbe convalidato, in Europa gli annullano anche quelli buoni.

Allora di che parliamo? Davvero 2 partite in più avrebbero indebolito gli innominabili? Davvero un quarto di Champions li avrebbe distratti dalle mirabolanti sfide di campionato contro Carpi o Atalanta? Secondo me no, nemmeno un po'.

E allora godiamoci questo momento, godiamoci la faccia di Bonucci a fine partita, godiamoci Marotta che inveisce contro l'arbitro, godiamoci la soddisfazione di vedergli sfuggire una qualificazione nel recupero. Godiamo da veri Napoletani, senza fare calcoli, perché se è scritto che dovremo vincere, accadrà. Questa era la migliore sconfitta possibile che potevamo augurarci per loro, all'ultimo minuto, con la stanchezza dei supplementari e con l'arbitro contro. Meglio di così, cos'altro potevamo sperare?

 
Termini di paragone PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell77   
Martedì 15 Marzo 2016 10:10

Nella vita di tutti giorni, spesso siamo portati a fare degli esempi, fare paragoni, per esprimere un'opinione, un giudizio o per raccontarci qualcosa.

Dopo la partita di domenica, di termini di confronto, di paragone, ne sono stati usati tanti, sia in termini di prestazione di squadra, sia sui singoli.

Il Napoli a Palermo nonostante l'uno a zero di rigore, ha dominato in lungo e largo e i numeri lo dimostrano: oltre il 70 % di possesso palla, oltre l'80% di passaggi esatti, giusti. E il primo termine di paragone lo hanno usato i tifosi delle altre squadre: abbiamo vinto come la Juve, con "l'aiutino". Non starò a sindacare sul rigore, per me sacrosanto, netto ed inevitabile. Tra l'altro Rocchi (si proprio lui...) aveva anche avvisato Andelkovic di guardare la palla e non Albiol, ma lo spagnolo evidentemente era troppo affascinante...

Chi non ha visto la partita, potrebbe usare un altro termine di paragone: il Napoli ha vinto come la Juve, con cinismo. Ma forse questo vorrebbe dire incensare la squadra di Sarri, usando uno degli aggettivi più cari alla vecchia signora, la renderebbe troppo importante. Ed in fondo noi che la partita l'abbiamo vista, tutto possiamo dire fuorché di essere stati cinici.

Il Napoli ha una palese difficoltà dalla partita con il Carpi in poi, facciamo pochi gol rispetto alla mole di occasioni create. E siamo il secondo attacco del campionato. Lo stesso Sarri è stato categorico, dobbiamo chiuderle prima.

Cosa è successo alla squadra delle "manite"?

Beh è evidente che se l'attacco è meno incisivo, nonostante arrivi con semplicità fino ai 16 metri, il problema è l'ultimo passaggio. E allora vengono in mente i 10 assist di Insigne che però sono fermi a 5/6 partite fa. Che fine ha fatto Lorenzo? inAnche perché, appena non segna o non fa assist, tornano prepotenti le critiche. Ma che sarà mai, ormai il frattese ci avrà fatto l'abitudine, l'avrà capito che Napoli è così. A Napoli puoi anche chiamarti Higuain e fare 27 gol in 29 partite, ma si ricorderanno sempre che in ben 2 partite consecutive non ha segnato. Se ti chiami Insigne è ancora peggio, nonostante questa rappresenti la stagione della maturità, con 11 gol in serie A, in mezza stagione. Già adesso sono più di quanti ne abbia fatto in totale nelle 3 stagioni precedenti. Eh ma se il tiro a giro va fuori o se l'assist ad Higuain non è preciso, torni ad essere il cafone risalito, l'atteggioso ed il divetto del piffero. E nonostante sia riconosciuto un po' ovunque, uno dei migliori talenti del calcio italiano, continui a non essere nessuno, magari è meglio venderlo.

Eh si com'era meglio vendere Hamsik alla Juve fin quando aveva ancora mercato o com'era meglio squagliare Albiol e Koulibaly o non riscattare il miglior centrocampista italiano, tale Jorginho. Di lui si diceva che fosse inadeguato, privo di personalità, leggero. Poi si scopre che tocca in media 150 palloni a partita e sbaglia si e no 10 tocchi.

Ma Napoli è questa, vive di paragoni spesso assurdi. Insigne non sarà mai nessuno perché altrimenti risolverebbe le partite da solo, come un Messi o un Ibrahimovic. Jorginho non sarà mai nessuno perché non ha le verticalizzazioni di Pirlo o il movimento nello stretto di Xavi. Ma se iniziassimo ad usare metri di giudizio più terreni, ci accorgeremo che da 3 anni a questa parte, i momenti migliori del Napoli sono spesso coincisi con quelle di miglior vena di Insigne? Ci accorgeremo che uno come Jorginho non ce l'ha nessuno in Italia e in molte squadre europee? Basterebbe non scomodare i palloni d'oro per determinare le valutazione sui nostri giocatori, semplice. Come sarebbe semplice accettare che vincere 1-0 non è reato, sono 3 punti uguale. 3 punti che ci lasciano in corsa per qualcosa che non ci spetta vincere, perché sia chiaro, il Napoli quest'anno doveva centrare l'Europa. Non è che se dovessimo arrivare secondi, si parlerà di fallimento? Qui tutto è possibile

 
I 33 schemi di Sarri, il chilo e mezzo di Higuain e i 4 minuti di Gabbiadini PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell77   
Martedì 01 Marzo 2016 13:36

Quant'è bello il calcio inglese. Ah ma ieri era Fiorentina  - Napoli, non Manchester Utd - Arsenal. Beh a me è sembrato di guardare qualcosa di diverso dalla noia mortale della nostra serie A, con buona pace dei soloni della tattica. Una partita quella di ieri sera, che è stato il miglior spot possibile per la Lega, se vuole davvero guadagnare qualcosa dalla vendita dei diritti all'estero.

Cosa ci racconta Fiorentina - Napoli? Molte cose. Innanzitutto che sono le squadre che giocano il miglior calcio in Italia, pur non disponendo di magnifiche rose di 22 titolari e avendo falle clamorose in tutti i reparti. La difesa della Fiorentina ad esempio, non è assolutamente al livello del buonissimo centrocampo, dove Vecino è sicuramente l'uomo che farebbe al caso del Napoli per intensità, tecnica e fisicità. Ci racconta che tutto sommato in Italia si può giocare a calcio cercando di vincerla, anziché provare a non perderla e ne guadagna lo spettacolo. E chissenefrega se le due squadre a tratti sembravano lunghe e scollate, era solo apparenza.

Il Napoli è sicuramente in una fase di appannamento mentale, ancor più che fisico, perché a correre corrono, e ieri hanno corso tanto perché la Fiorentina soprattutto nel primo tempo, correva anche di più, però è evidente che in particolare Callejon, Hamsik ed Allan sono in affanno. Sono i 3 ruoli senza alternative valide, a conti fatti era immaginabile fosse così.

Il pari di ieri è da ritenersi giusto ed importantissimo. Giusto perché nel primo tempo potevamo chiudere con 2 gol sotto, ma nel secondo potevamo pareggiarla. Importantissimo perché fatto a Firenze, squadra terza in classifica, perché teniamo le terze a 5 punti e non facciamo scappare troppo la Juve, che dovrà comunque fare 4 partite in 14 giorni, tra cu una itrasferta a Monaco di Baviera. In prospettiva, dopo questo febbraio grigio, ora si aprirebbe un ciclo più abbordabile per il Napoli a cominciare da sabato contro il Chievo, quindi le possibilità restano assolutamente invariate.

D'altro canto non vanno sottovalutati i campanelli di allarme suonati in questo mese. Innanzitutto l'attacco sembra un po' asfittico, probabilmente perché soffriamo le difese schierate, ma anche ieri contro una retroguardia incerta come quella viola, ci ha dovuto pensare Higuain, con buona pace del chilo e mezzo in più, altrimenti nisba. È evidente che le due ali devono respirare un po' e che Mertens abbia creato molto nei 20 minuti disputati. Anche la difesa è sembrata meno impenetrabile, ma qui incidono anche altri fattori, come lo scarso filtro a centrocampo, ma ne abbiamo parlato anche prima, giocano sempre gli stessi.

Punto dolente, Gabbiadini. Il trattamento che sta ricevendo sto ragazzo è incomprensibile. 4 minuti ieri, 10 con il Villarreal. Ok davanti c'è Higuain, ma Manolo può giocare anche in maniera diversa. Può giocare accanto al Pipita, dietro al Pipita, a destra al posto di Callejon. Insomma può creare una variante importantissima, in corso d'opera. Perché no?

Caro Sarri, hai stupito e stai stupendo tutti. Hai fatto un passo indietro cambiando repentinamente modulo dopo 3partite di campionato ed un ritiro in cui si è dato ampio risalto a quel modulo che amavi tanto, inventandoti anche Insigne trequartista. Poi hai trovato l'assetto migliore con il 433, che d'altro canto era il modulo più logico per la rosa a disposizione. Perché ora hai smesso di stupirci? Perché almeno a partita in corso, questo bel Napoli non ha una variante tattica valida? Perché Gabbiadini può fare solo il centravanti? Perché un trequartista puro, come El Kaddouri, viene impiegato (quando e se) come ala?

Caro Sarri io lo capisco che sei abituato a lavorare sulla squadra tipo, sulla settimana tipo, sull'assetto tipo, ma oggi il calcio non è più quel calcio tipo che si gioca in provincia. Il Napoli ha 20 giocatori di ottimo livello per la serie A, molti di questi reclamano uno spazio che in assenza di coppe, probabilmente avranno difficoltà a trovare, perché hai la squadra tipo in testa, ma i titolarissimi, sono sfiancati, bisogna farli prendere un po' d'aria. Caro Sarri, caro mister 33 schemi, ne ho visti in paio, forse 3 di questi schemi, gli altri quando?

 
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