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La volata finale PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell77   
Martedì 02 Febbraio 2016 14:15

Come ampiamente pronosticato, anche la sessione di mercato di gennaio 2016 non porta il Napoli lì dove si vorrebbe. Mai come quest'anno, la ghiotta occasione per completare la rosa, non è stata colta, ma stavolta non va buttato via tutto.

Il Napoli che ha visto salire esponenzialmente il suo valore di squadra, si vede parallelamente costretto a fare i conti con una involuzione di fatturato preoccupante.  Siamo crollati ad un terzo di quello della Juve e restiamo distanti dalle milanesi.

Il mercato del Napoli per entrambe le sessioni stagionali è da lode, perché è stato un mercato intelligente, di prospettiva e di rinunce. Rinunce che a noi tifosi rendono felici. Non è semplice trattenere Higuain & co. sapendo cosa dirà il bilancio, non era semplice.

Come non è stato facile dire no a 25 milioni per Gabbiadini, laddove le alternative sarebbero state sicuramente inferiori.

Detto ciò non può che essere elogiato il lavoro di Giuntoli, fatto di dismissioni e di acquisizioni prospettiche, come Grassi o lo stesso Gnahoré. Certo un po' tutti ci aspettavamo il centrocampista che sostituiva Lopez o l'ala per far riposare Callejon. Compreso Sarri, che non ha celato non il disappunto, ma quanto meno la delusione. Ma Maurizio è un'aziendalista, uno che lavora seriamente e quindi farà come sempre: lavorerà.

Tocca a questi ragazzi portare avanti il sogno, magari consapevolmente mollando in Europa, ma nemmeno ne sono certo. Toccherà a Higuain difendere la città così come ha dichiarato domenica, toccherà ad Insigne distribuire nel modo giusto le sue invenzioni. Ora sarà una corsa senza soste, da qui alla fine, in una lunga volata fino a maggio. Speriamo di essere noi i velocisti e non le lepri

 
Che sia la volta buona? PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell77   
Lunedì 01 Febbraio 2016 10:35

Corre il Napoli. Corre come Higuain che raccoglie la palla in fondo alla rete empolese dopo aver realizzato il pareggio di ieri. Corre come Insigne che in due minuti disegna con il suo destro, due parabole che rimandano la Juve a meno 2.

In Napoli così forte non si vedeva da decenni. Una squadra capace di partire da meno dalla prima, andare in svantaggio e andare a realizzare la sesta cinquina stagionale, con una facilità disarmante.

Numeri impressionanti per i ragazzi di Sarri.

50 punti in 22 partite di campionato, 18 in Europa League

50 reti in 22 partite, 68 stagionali

22 le reti di Higuain in 22 partite di serie A

10 gol e 9 assist per Insigne, sesta partita in cui realizza e manda in porta un compagno

Siamo la squadra più corretta del campionato, con meno ammonizioni ed espulsioni, quella che subisce meno occasioni da rete dagli avversari, sintomo di quanto possesso palla facciamo. Un possesso non sterile ma efficace, fatto di micidiali triangoli, di scambi velocissimi, rapide verticalizzazioni. Insomma un Napoli che probabilmente sognavamo tutti e che probabilmente nessuno poteva immaginare che potesse essere quello del derelitto Jorginho, o del pessimo Albiol o dello smarrito Hamsik. Invece no, Sarri ha dato le chiavi del gioco proprio a questi 3 giocatori, che viaggiano con numeri impressionanti di giocate andate a buon fine. Perché? Perché il Napoli gioca semplice, gioca facile e lo fa bene. Poi ci pensano Higuain ed Insigne. 32 reti in 2, una delle migliori coppie d'attacco di tutta Europa.

Dietro resta attaccata solo la Juve, che passeggia nei corridoi vuoti di casa Chievo, così come accadde a Udine. Solo la Roma ha provato a sbarrarle la strada e quasi ci riusciva. Questo è un dato importante, non le 12 vittorie consecutive, ma come sono arrivate.

La trasferta romana contro la Lazio ci dirà molto sulle reali ambizioni e sulle reali possibilità della squadra di arrivare fino in fondo, perché la Lazio è squadra ostica, perché la giochiamo fuori, perché le 12 vittorie bianconere fanno rumore, perché dovremo mandare in campo Maggio e david Lopez. Insomma un banco di prova importantissimo. Nel frattempo il mercato chiude oggi e si segnalano trattative molto interessanti, che fanno tanto "grande squadra": Ninkovic, Raicevic, Lapadula. Giovani attaccanti da prendere e da parcheggiare in altri club. Una società che vuole dare continuità, si muove così e Giuntoli pare l'uomo giusto per portare avanti questa politica. Che sia la volta buona?

 
Domenica Lasagna PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell77   
Lunedì 25 Gennaio 2016 19:44

Tutto sommato non possiamo lamentarci. Si è vero, quelli con il pigiama a strisce hanno vinto ancora, ma tra la nostra vittoria e la faccia di Mancini in tv, la nostra domenica è andata via gradevolmente, proprio come dopo essersi abbuffati di lasagna. Mancini probabilmente sarà vegano, Sarri lo sapeva.

Ringraziamo Giuntoli.

La partita era di quelle toste, il Napoli apparentemente doveva arrivare da una settimana caotica, destabilizzante, almeno secondo giornalisti e invece un quarto d'ora e la partita è stata praticamente chiusa, con buona pace di Cassano che aveva azzeccato il pronostico.

Si è vero, ci siamo complicati le cose regalando 2 reti alla Samp, ma in fondo come sempre il risultato non è mai realmente sembrato in discussione.

Questa è stata effettivamente la prima vera prova di forza per questa squadra, capace di compattarsi dopo l'eliminazione dalla Coppa Italia e le relative polemiche scatenate dai media. Una squadra capace di far finta che a Castelvolturno non siano arrivati le Iene o i tapiri, che pronti via, su un campo ostico ha fatto vedere che c'è forza di gruppo, unità di intenti e una concentrazione elevata.

La Juve ci insegue ancora. Undici vittorie consecutive non sono bastate per mettersi davanti, sintomo di quanto il nostro Napoli stia facendo bene in questa stagione. 47 punti in 21 partite, 5 vittorie di fila dall'inizio del 2016, Insigne ed Higuain quarta migliore coppia offensiva in Europa dietro coppie del calibro di Suarez-Neymar, Ronaldo-Benzema e Lewandowsky-Muller. Mica pizza e fichi.

Il campionato ci racconta della prima mini fuga, grazie a Cristiano Giuntoli che ai tempi di Carpi, andò a scovare un ragazzino tra i dilettanti, tal Kevin Lasagna, che a 2 minuti del termine, manda l'Inter a meno sei. Della Roma si sono perse le tracce. Non pervenuti, nemmeno ieri a Torino dove erano effettivamente chiamati ad una prova d'orgoglio. Nulla da fare, sono riusciti solo a dimostrare che forse dare del finocchio a qualcuno è il minimo di ciò che accade in campo.

Domenica prossima verrà a trovarci l'Empoli, che sta facendo anche meglio dello scorso anno. Servirà concentrazione massima, sperando che l'Inter faccia stancare un po' la Juve mercoledì sera. In fondo non è che chiediamo molto, almeno questo dovrebbero saperlo fare.

 
L'italiano medio è provinciale PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell77   
Mercoledì 20 Gennaio 2016 11:49

Sono un'italiano medio. Uno di quelli a cui, citando J-Ax e la sua omonima canzone, basta che non gli togli il pallone o le veline, del resto non me ne frega niente.

Siamo tutti un po'italiani medi.

Siamo quelli di domenica in, della D'Urso, quelli di Amici o di Sanremo. Siamo quelli a cui va tutto bene finché non ci tocchi direttamente.

Il problema dell'italiano medio e forse non solo, è più che altro il provincialismo stereotipato. Per noi è tutto provinciale, perché siamo di ridotte vedute e forse anche di ridotte capacità.

Ed ecco che ricchione diventa offensivo, un becero insulto che non può passare inosservato, nemmeno su un campo di calcio, dove in Italia solitamente tutto è concesso sia sul tappeto verde che sugli spalti.

Non fa niente se Totti manda cortesemente, ma palesemente a quel paese un arbitro e non fa niente se dagli spalti partono insulti discriminatori, che siano razziali o territoriali. Se tocchi l'argomento omosessualità sei un burbero, ignorante, troglodita e cafone.

E certo, siamo nel secolo dei diritti omosessuali, mica possiamo dare del ricchione a chiunque? Dobbiamo pararci il culo (in senso lato).

E poi se lo dice un napoletano, mica è come se lo dicesse un milanese? Eh no un napoletano non può permettersi di dire certe cose. Il napoletano è coleroso da 40 anni e deve tacere, altrimenti diventiamo tutti Mancini, pur non utilizzando la sinistra.

Sarri ha sbagliato, un eccesso di foga agonistica. Un po' come quando si entra a gambe unite in un contrasto, ma è più sbagliato essere istintivi o finti moralisti? No perché il gioco sta tutto qua. È più provinciale chi insulta apertamente, su un campo di calcio, dove normalmente succede di tutto, o chi magari va in tv a spiattellare tutto e magari è contrario ai matrimoni gay?

In fondo i sondaggi parlano chiaro e sono stati ampiamente discussi proprio ieri (che caso) dopo la partita, a "Porta a porta". Più della metà degli italiani non è favorevole ai matrimoni omosex e ritiene che anche in caso di unione civile etero e omo non debbano usufruire degli stessi diritti.

Forse più che siamo tutti Mancini, quel giornalino torinese, avrebbe dovuto dire siamo tutti italiani medi. Un po' bigotti, un po' moralisti a cavoli propri.

Ora Sarri rischia una lunga squalifica e forse è anche giusto così perché l'errore c'è, chi lo nega, ma sarebbe anche giusto applicare le regole per qualunque cosa accada in campo. Magari un "fijo de puta" andrebbe sanzionato allo stesso modo, perché discrimina le meretrici, ma anche un italianissimo  testa di c. potrebbe essere discriminatorio per chi ce l'ha e lo fa funzionare solo per gli usi previsti.

Questa purtroppo è l'italietta dei medi(a). Dovevamo aspettarselo di trovarci sotto attacco. Siamo troppo belli e bravi e questo da fastidio. Sarri è caduto nella trappola della macchina del fango, quel mezzo con cui i media amano ammazzare il buono e difendere il cattivo, quella che fa fare i titoloni sul M5s a Quarto o Livorno e nasconde gli arresti che avvengono a Brenta o altrove, dove governano altri partiti.

La macchina del fango ci ha investiti, anzi ha accelerato, perché il Napoli capolista non può essere, non può restare la. Che figura ci fanno le milanesi o la Fiat? E poi dovrebbe vincere la squadra del burbero toscano che viene dalla provincia? Dovrebbe vincere la squadra del creatore dei cinepanettoni? Eh no, non può andare così, dobbiamo smontarli, non possiamo permetterci di scrivere che per 60 minuti le riserve del Napoli non hanno concesso un tiro in porta all'Inter, che Valdifiori ha appoggiato lo scroto in testa a un francese costato 40 milioni. È cosi l'Italia, ora è guerra e dobbiamo difenderci. Questo De Laurentiis lo saprà?

 
Ritmo binario PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell77   
Lunedì 18 Gennaio 2016 11:05

Un tempo binario, musica testo e movimenti. Il tango è la massima espressione poetica argentina. Ed è proprio così che sembra indirizzarsi questo campionato. Un tempo binario, scandito da Napoli e Juventus per cui massime espressioni sono incarnate da due fenomeni argentini: Higuain e Dybala.

Non sembra esserci nulla di strano nel vedere dei punteri argentini fare bene in Italia, ce ne sono stati così tanti che sarebbe difficile anche elencarli. Dall'ultimo Tevez, passando per Batistuta e Balbo, per arrivare a Sivori e forse ancor più indietro nel tempo. E tutto senza scomodare Maradona che non è certamente inquadrabile in un ruolo definito.

Eppure mai nessuno fin qui ha avuto i numeri di Gonzalo Higuain, mai nessuno ha realizzato 20 gol in 20 partite. In Italia.

Per il Pipita effettivamente non ci sono più aggettivi, il rendimento che sta avendo supera qualunque aspettativa potessimo avere. Grazie alle parole che gli avrà detto Sarri e che Prandelli è curioso di sapere, ma anche grazie a dei compagni di reparto che ne sanno sfruttare le qualità immense e ne sanno leggere tempi, movimenti. Come in un tango per l'appunto.

Il primo gol contro il Sassuolo è da far vedere nelle scuole calcio, ai giovani virgulti che vorrebbero fare gli attaccanti. Guarda si fa così, altrimenti il difensore ti anticipa. Eccezionale.

Eccezionale come i tempi di Hamsik, che gliela da dove lui la chiede. Un po' come fatto da Insigne sul gol di Callejon.

In 19 partite giocate Lorenzo è stato decisivo 15 volte con 7 assist e 8 gol. In italia nessuno meglio di lui.

Numeri stratosferici per un Napoli che sa soffrire, sa rialzarsi dopo gli errori e che stende una delle migliori squadre del torneo, quel Sassuolo di Di Francesco che ha saputo disegnare una squadra tosta, coriacea che gioca al calcio senza alchimie provincialistiche e che meriterebbe forse panchine migliori.

Ma il tango si balla anche nellaTorino bianconera dove c'è un giovanotto che si è preso la scena abbandonata da Tevez. Il pupillo di Messi, Paulo Dybala. Non è il pipita, ha caratteristiche diverse, forse più da trequartista che da attaccante vero, ma nella passeggiata di salute contro l'Udinese, mette dentro 2 gol e un assist. Tanta roba.

Certo i tappeti rossi che sta incontrando la Juve sono tanti. Quello di ieri addirittura di velluto. Evidentemente i friulani erano storditi dalla bellezza del loro nuovo stadio, la Dacia Arena, 50 milioni di tecnologia, spazi, qualità, per 25mila posti a sedere, annessi e connessi.

Nonostante la decima consecutiva, la Juve è 2 punti dietro, segno che il solco tracciato dal Napoli quanto a prestazioni e continuità è profondo. Chi rincorre solitamente poi arriva stanco, ma chi non è abituato a fare la lepre potrebbe risentire della pressione e come in un tango probabilmente arriveremo al 13 febbraio, data della sfida tra le due squadre che sembrano al momento le uniche serie candidate per arrivare in fondo.

Nel mezzo ci saranno un paio di sfide in coppa Italia, con un'Inter da eliminare, non tanto per la coppa, ma per tagliarle definitivamente le gambe nella corsa scudetto e un villarreal da visitare in Europa League.

Qualcuno pensa che concentrare le forze sul campionato siapreferibile e fondamentale per arrivare in fondo, io credo invece che le vittorie aumentano l'autostima e la consapevolezza nei propri mezzi. Vincere aiuta a vincere. Soprattutto con le "grandi". Domani sera sarà un'altra occasione per dimostrare che gradiamo lo spettacolo, i nostri tangheri ci aspettano, con tutta la passione di cui possiamo. Avanti Napoli.

 
Lo accontentiamo? PDF Stampa E-mail
Scritto da V'cchiariell77   
Martedì 12 Gennaio 2016 10:13

"Batti la Juve e prendo un elicottero".

Queste parole sanno anche un po' di implorazione.

Sono le parole del Re, di Diego ed era appunto dai suoi tempi che il Napoli non era campione d'inverno. 26 anni.

Certo vincere al girone d'andata non vuol dire niente, l'importante è essere primi a maggio, ma la soddisfazione di aver messo in fila tutte le altre resta.

Soddisfazione ancora maggiore se si pensa a cos'era il Napoli tra agosto e settembre. Una squadra bloccata, ferma sulle gambe e nelle idee del tecnico venuto dal basso, quel Maurizio Sarri da tutti additato quale simbolo del ridimensionamento di un Napoli, che sembrava veder esaurito un ciclo.

Un ciclo iniziato con la conquista della champions dai titolarissimi di Mazzarri e continuato con Benitez che, per qualcuno ha deluso le aspettative, ma che in fondo è riuscito in ciò che nessuno era mai riuscito qui a Napoli, tranne Lui: instillare nella squadra, nella società e nella città, la mentalità del gioco, del non essere provinciali, ma di andare in campo contro il Real Madrid, come se fosse il Ponsacco e viceversa.

Sarri ha continuato su quella linea di demarcazione segnata dallo spagnolo dell'imporre il proprio gioco sempre e comunque, apportando le modifiche che riteneva più utili e congeniali per gli uomini a disposizione. E sono bastate 3 partite per fare dietrofront rispetto le sue convinzioni, che con tanta umiltà ha accantonato in favore della vox populi che vedeva una squadra nata e pittata per un 433, che oggi è per questo Napoli un marchio di fabbrica indelebile.

Come per incanto il Napoli si è ritrovato nelle geometrie di Jorginho, nella fantasia di Insigne, nella tranquillità di Albiol, nella raffinata solidità di Koulibaly, nelle preziose manone di Pepe Reina, ma soprattutto nella potenza e nella classe di un argentino che tutti vedevano lontano da Napoli con la testa: Higuain.

Che giocatore il pipita.

Accolto come uno scarto del Real Madrid, un attaccante qualunque rispetto al dipartito matador, si sta dimostrando uno dei migliori attaccanti al mondo per media realizzativa, ma soprattutto per l'apporto alla squadra a 360 gradi.

Grande merito della rinascita del Pipita di deve senza dubbio a Sarri. Negli abbracci dedicati dal campione spagnolo al toscano di Bagnoli c'è tutta la stima ed il rispetto che si è creato tra i due. Sarri è entrato nei cuori, nelle teste e nelle gambe di questo gruppo come probabilmente mai nessuno era riuscito prima. Ed è entrato nei cuori dei tifosi che ormai da mesi hanno dimenticato anche di odiare il presidente.

Proprio quest'ultimo ha oggi il dovere, più che mai, di investire per dare a questa squadra quelle due pedine imprescindibili per metterla in condizione di competere fino a maggio per un obiettivo da troppo tempo agognato.

La juve resta la squadra più forte e lo sta dimostrando, ora tocca a noi accontentare Diego. Giusto?

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Gennaio 2016 10:53
 
Scopriamo Trotta: l'azzurrino "british" partito da Napoli PDF Stampa E-mail
Scritto da Joe   
Giovedì 06 Marzo 2014 17:17

TrottaDa Santa Maria Capua Vetere a Manchester ci sono più di duemila chilometri. E’ quella la distanza che, nel 2008, Marcello Trotta, fresco autore di una delle due reti con cui l’Under 21 ha battuto 2-0 l’Irlanda del Nord, ha percorso. Aveva sedici anni il centravanti mancino e non ebbe paura di lasciare le giovanili del Napoli per approdare all’Academy del City: “Il Napoli non voleva perdermi, ma io presi la mia decisione di cimentarmi con una nuova esperienza e un nuovo tipo di calcio” ha affermato qualche tempo fa. Come spesso capita ai ragazzi che lasciano i settori giovanili italiani per provare ad agguantare il sogno Premier League, il percorso è tortuoso; ma Marcello può contare su un compagno fedele, indispensabile per emergere: il gol. Segna, Trotta. Comincia con le giovanili del Fulham, squadra che lo mette sotto contratto all’inizio della stagione 2009-2010, quando il ragazzo campano, classe ’92, viene spedito a farsi le ossa nella Reserve League South Under 21. Come detto gli basta poco per far gol: il 24 novembre del 2009, segna il suo primo, in trasferta contro il Wolverhampton. Per Marcello iniziano i prestiti: prima va in League One, al Wycombe Wanderers, poi al Watford, in Championship, dove gioca solamente una partita. La stagione 2011-2012 è lo spartiacque per il centravanti dal fisico possente, alto ben 1,87 cm. Torna nella squadra riserve del Fulham dove segna la bellezza di 18 gol in 20 partite: è il momento per lui di assaggiare la Premier League. E’ il 7 aprile del 2012 quando, a tre minuti dalla fine di Bolton-Fulham 0-3, Trotta viene mandato in campo al posto di Kacaniklic. Per il momento quelli sono i primi e unici minuti giocati nel massimo campionato inglese. Marcello viene rimandato a farsi le ossa, dopotutto non ha ancora vent’anni: riparte dalla terza serie inglese, stavolta con la maglia del Brentford, squadra di un sobborgo di Londra. Anche nella capitale si accorgono di quanto il ragazzo senta la porta: gli basta giocare la seconda partita con la sua nuova maglia e subito segna una doppietta, l’8 dicembre 2012, contribuendo al 3-2 finale con cui il Brentford s’imporrà sull’MK Dons. Quella attuale è la seconda stagione che affronta con i londinesi: nella scorsa si tolse lo sfizio anche di segnare in un 2-2 contro il Chelsea in FA Cup, costringendo i Blues al replay. Anche con le Nazionali giovanili, il gol è il fil rouge: gioca quattro gare con la maglia dell’Under 16 e segna due gol; esordisce con l’Under 18, il 26 maggio 2010, contro la Bielorussia e mette a segno la seconda rete nel 2-0 finale con cui gliAzzurrini stendono gli avversari. Per questo Di Biagio ieri ha deciso di puntarci, per sbloccare una gara di qualificazione al prossimo Europeo in cui l’Under 21 aveva bisogno solo dei tre punti: sarà un caso, ma passano appena due minuti dal suo ingresso in campo quando Rugani porta in vantaggio l’Italia. Poi, per evitare minuti di recupero di sofferenza, ci ha pensato proprio Trotta a mettere in ghiaccio la gara: sfrutta un assist di Fedato, controlla in area col sinistro, si libera con una finta, ancora un tocco con il suo piede preferito e poi botta sotto la traversa. A dispetto del fisico, agilità e qualità non sembrano davvero mancargli. Nell’attesa di riprendere il discorso interrotto col Fulham, con cui è legato fino al 2015, Trotta sogna un grande futuro e magari, chissà, un ritorno a Napoli da re: dopotutto Santa Maria Capua Vetere diede già i natali a Roberto d’Angiò.

Fonte: Alfredo Pedullà Blog

Ultimo aggiornamento Giovedì 06 Marzo 2014 17:18
 
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