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Il Napoli e il paradosso del gruppo di ferro PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo   
Giovedì 07 Novembre 2013 13:13

Un girone incredibile. Il Napoli, che si trova nel peggiore raggruppamento di questa Champions League, deve ancora fare dei passi decisivi verso la qualificazione nonostante i nove punti conquistati nelle prime quattro giornate. Il doppio confronto con l'OM s'è chiuso nel migliore dei modi viste le due vittorie in due partite, ma non è servito per dare un accelerata decisiva verso la qualificazione visto che Arsenal e Borussia Dortmund in 180 minuti hanno prodotto i peggiori risultati possibili per gli azzurri: tre punti a testa e - altro aspetto da tenere in considerazione - nessuna differenza tra gol fatti e subiti. 
Proprio questo aspetto mette il Napoli a rischio in caso di sconfitta contro il Borussia Dortmund. Sia i gunners che la squadra di Klopp, infatti, possono contare su una migliore differenza reti degli azzurri e un ko nel prossimo turno non può far altro che aumentare questa distanza. A quel punto - dato per scontato che il Marsiglia perderà anche le ultime due - servirà capire la distanza in termini di differenza gol con Arsenal e Dortmund col Napoli che - nella migliore della ipotesi - dovrà battere al San Paolo i ragazzi di Wenger con due gol di scarto per ottenere la qualificazione.

Ecco perché la qualificazione si giocherà tutta in terra tedesca. Conquistare un punto in casa del Borussia Dortmund vorrebbe dire lasciare la squadra di Klopp a -3 con uno confronto negli scontro diretti che, a quel punto, sorriderebbe agli azzurri che nella gara conclusiva contro la squadra di Wenger si giocherebbero solo il primo posto nel gruppo F. Questi i criteri in caso di arrivo a pari punti di due o più squadre per decidere la qualificazione e la classifica  con gol fatti e subiti:

1) maggior numero di punti negli scontri diretti
2) miglior differenza reti negli scontri diretti
3) maggior numero di gol segnati negli scontri diretti
4) maggior numero di gol segnati fuori casa negli scontri diretti
5) in caso di più squadre a pari punti, se utilizzando i criteri dall'1 al 4 due squadre sono ancora pari, questi criteri vengono riutilizzati considerando i soli incontri fra queste due
6) miglior differenza reti generale del girone
7) maggior numero di gol segnati nel girone
8) miglior coefficiente Uefa. 

LA CLASSIFICA
Arsenal 9 punti - 6 gol fatti, 3 gol subiti
Napoli 9 punti - 7 gol fatti, sei gol subiti
Borussia Dortmund 6 punti - 6 gol fatti, 4 gol subiti
Olympique Marsiglia 0 punti - 4 gol fatti, 10 gol subiti

 
Dal campo alla vita privata, Reina a 360° PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo   
Giovedì 07 Novembre 2013 13:10

Pepe Reina, portiere del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della rivista spagnola Minuto 116. Ecco la traduzione di Tuttonapoli:

Un membro dello staff tecnico di Van Gaal raccontava che l’allenatore olandese restava sorpreso guardando un ragazzo che mangiava tre bistecche ad ogni pasto…

E’ una leggenda metropolitana. Certo, mi piace mangiare bene, la mia famiglia lo adora ed in Andalucia lo si fa benissimo. Mia madre e mia moglie cucinano alla grande e mio nonno era uno chef… devo ammetterlo, è facile prendermi per la gola.

Nel 1995 entrò a far parte del Barcellona, tanti calciatori come ad esempio Mata o Iniesta, descrivono quanto sia difficile lasciare la propria casa così giovani. Per lei fu più semplice visto che anche suo padre era un calciatore?

Tutto parte dal fatto che sono tifoso del Barcellona ed il mio sogno è poterci giocare, un giorno. Feci dei provini senza sapere se realmente avessi intenzione di andar via, quando improvvisamente mi arrivò una telefonata: mi dissero che c’era un posto per me a La Masia. Avevo solo 13 anni, è ovviamente un’infanzia differente, mi mancavano tantissimo i miei fratelli ma andar via da piccolo è stata la miglior decisione che abbia potuto prendere. I  miei genitori, inoltre, mi assicuravano un’istruzione al di là del fatto che diventassi calciatore oppure no.

Cosa ti ricorda il nome Lorenzo Serra Ferrer?

E’ una persona fondamentale, gli sarò grato per sempre. Ha creduto in me nel Barça, facendomi firmare il mio primo contratto da professionista e permettendomi di debuttare nella Liga.

Fu difficile sentirsi a proprio agio in una squadra con calciatori del calibro di Rivaldo, Cocu ed un giovane Xavi?

Mi ero allenato con loro, fui convocato due volte a 16 anni e quindi conoscevo lo spogliatoio e le sue stelle. Ma la cosa strana era vivere il quotidiano con loro, con i viaggi e tutto il resto. Per me erano idoli diventati improvvisamente compagni di squadra,

Cosa ricorda del suo debutto nella partita contro il Celta Vigo? Perdevate 3-1 ed alla fine arrivò il pari, lei aveva solo 18 anni…

Non me lo aspettavo, ero giovane ed oltretutto mi trovai a debuttare per l’infortunio di un compagno. Dopo l’adrenalina iniziale riuscii però a calmarmi.

Nonostante il debutto nella stagione seguente tornò in panchina, come visse questo periodo?

Ero felicissimo, avevo solo 18 anni ed ero nella prima squadra del Barcellona, mi godevo ogni momento. Ero immaturo, a volte sentivo che ogni domenica dovevo passare un esame che non mi consentiva di essere il portiere che sono oggi, ma sono grato al Barcellona, ho avuto la fortuna di giocare delle gare che mi sono servite tanto per il futuro della mia carriera.

Passò al Villareal, per qualche calciatore potrebbe considerarsi un passo indietro…

Lo era, lasciare il Barcellona vuol dire far sempre un passo indietro. Ma ero convinto di fare un passo indietro per poterne guadagnare due avanti, avevo bisogno di giocare con continuità per farmi un nome nella massima divisione. Il Villareal aveva un progetto in grande crescita con dei dirigenti molto seri, sono stato sempre a mio agio ed anche a livello di spogliatoio fu probabilmente il periodo migliore della mia carriera.

L’avventura al Villareal le ha aperto le porte del Liverpool

L’obiettivo era quello, avere possibilità di giocare in una grande squadra. La storia del Liverpool parla da sé, giocare ad Anfield ogni 15 giorni era un privilegio e con la mano di Rafa Benitez ancora di più.

Da uno spogliatoio familiare come quello del Villareal ad uno pieno di stelle come quello di Liverpool…Cosa la impressionò di più di questo grande cambio?

Una bellissima sfida, al Villareal eravamo abituati a lottare per entrare nelle competizioni europee e nella mia ultima stagione arrivammo terzi, che vuol dire aver vinto il campionato dei “terrestri”, escludendo cioè Barça e Real. Mi trovai improvvisamente in una squadra campione d’Europa giocando una Supercoppa ad agosto e sentendo la pressione di dover vincere titoli…

Quandò arrivò Dudek era l’eroe della Champions eppure lei fu titolare dal primo giorno nei Reds. Si sentì in difficoltà?

No, fui accolto benissimo nello spogliatoio grazie anche agli spagnoli come Morientes. Gerrard mi ha sorpreso, è un calciatore straordinario ed ho avuto la fortuna di essere suo compagno per 8 anni.

Cosa ricorda del suo primo “You’ll never walk alone”?

Una sensazione unica, guardare tutta quella gente ti dona un grande senso di responsabilità verso di loro.

Qual è il miglior aspetto della cultura calcistica inglese?

Il rispetto, anche quando le cose vanno male. Nessun calciatore vuole perdere, nel mio caso voglio dare sempre il 100% perché in questo modo a prescindere dal risultato la gente ti rende merito. In Spagna spesso non è così.

Negli anni al Liverpool raggiungeste grandi traguardi, tra i quali un’altra finale di Champions. Sogna ancora Pippo Inzaghi?

Passò tutto molto in fretta. Stai tornando a casa, vedi Maldini sollevare la Coppa e pensi: “Quello potevo essere io!”.  Sono certo che la Champions ha un debito con la famiglia Reina, sia io che mio padre abbiamo perso una finale. Se non la vincerò io, lo farà mio figlio. E’ una sfida ancora aperta.

Quest’anno ha un’altra possiblità…

Bisogna essere realisti, col Napoli non si può puntare a vincere la Champions. Vogliamo qualificarci e fare un bel percorso, anche se sarà dura. Lotteremo fino alla fine.

Come ha vissuto il calo del Liverpool negli ultimi anni?

Mi è sembrato di giocare in due squadre diverse: una che lottava per i massimi traguardi, ed un’altra, con dei nuovi proprietari che hanno gestito la società facendo molti errori. Non è mai mancato, però, il sostegno dei tifosi, ed è questo ciò che fa grande il Liverpool. Anche nelle difficoltà ci sono sempre stati.

L’addio di Rafa ai Reds fu duro da digerire?

Per me tantissimo, mi ha dato fiducia sin dal primo giorno ed ho sempre detto che è il miglior allenatore che abbia mai avuto. Quando un club perde uno come lui è sempre una brutta notizia.

L’esperienza nel club inglese le aprì le porte della Nazionale

Fu per l’infortunio di Casillas.  Ero nervosissimo ma riuscii a non subire reti, grazie all’affetto dei tifosi e dei compagni di squadra fu tutto più semplice.

Cosa è cambiato dopo la disfatta Mondiale del 2006 nella Nazionale spagnola?

C’è stato un cambio netto, la squadra ha trovato personalità ed uno stile di gioco preciso. Inoltre Aragones ha trovato il coraggio di mettere da parte dei giocatori che venivano considerati fondamentali per puntare sui giovani talentuosi. L’inizio non fu semplice, prima dell’Europeo del 2008 fummo costretti a sospendere un allenamento a Murcia per gli insulti dei tifosi. Non fu tutto semplice e bello.

Crede che i tifosi si rendano conto di ciò che è riuscito a fare questo gruppo?

Sono certo di no. Lo si potrà comprendere nel giro di 20 anni. Quando arriveranno tempi più duri ci si renderà conto che quello che abbiamo raggiunto non era per niente semplice.

Disturba il fatto di essere spesso considerato in Nazionale solo come l’anima del gruppo e non per le sue capacità come portiere?

A volte sì, ma ho un curriculum alle spalle e non credo si possa venire convocati in Nazionale per 9 anni di fila solo perché si è simpatici. Certo., coincidere con due portieri come Casillas e Valdes non mi ha consentito di totalizzare tante presenze, ma sono felice di poter essere loro compagno e spero di poterne fare altre in futuro.

Crede sia a rischio il suo posto per il Mondiale in Brasile?

Credo di no, sono cosciente di star facendo il mio dovere e sono tranquillo. Non credo ci sarà un cambio generazionale dopo il Mondiale, io stesso ho intenzione di continuare a far parte di questo gruppo.

Dopo i festeggiamenti per i vari titoli le hanno assegnato l’etichetta di showman…

Capisco le persone, ho fatto ciò che ho fatto e non me ne vergogno. Certo, che ti ricordino solo per questo non fa piacere, ma preferisco che mi si veda come una persona simpatica.

Durante le celebrazioni per la vittoria nell’Europeo 2012 le lanciarono dagli spalti una maglia di Roque che ha indossato fino alla fine della festa

Bisogna essere umili, noi calciatori siamo persone normalissime e passati i 15 anni della nostra carriera di noi si ricorda ben poco. Ho voluto condividere quel momento con la famiglia di Roque perché l’ho conosciuto al Liverpool se n’è andato via troppo presto. E’ stato un duro colpo.

Come concilia la sua vita da padre di famiglia con quella da calciatore?

E’ vero, a volte ci sono viaggi che ti tengono lontano ma godiamo di tanti privilegi. Io ad esempio posso accompagnare mio figlio a scuola alle 8 del mattino ed andarlo a prendere all’una del pomeriggio. Non tutti i padri possono , e mi sento fortunato. Senza la mia famiglia sarei nulla. Mia moglie è stata fondamentale nel mio percorso, mi ha aiutato ed appoggiato in tutti i momenti difficili della mia carriera. E poi i bambini ti fanno rendere conto di cosa davvero valga nella vita.

SI racconta che lei abbia tante manie e dei riti particolari prima di ogni match, ce ne può raccontare qualcuno?

E’ vero, e col passare del tempo aumentano! Ci fu un periodo in cui facevo il pieno alla mia auto prima di ogni match sempre dallo stesso benzinaio, oppure in altri casi seguivo un alimentazione precisa e scrupolosa fino ad arrivare a bere un bicchiere di vino la notte prima di ogni match. Lo so, posso sembrare pazzo…

Conserva degli oggetti particolari della sua carriera?

Sì, ho i tre palloni delle finali con la Spagna e più di trecento maglie che ho scambiato con tanti amici e colleghi nel corso degli anni.

Il suo cognome ha influito nella sua carriera?

Mio padre mi dice sempre che prima ero definito come “il figlio di Reina” adesso invece chiamano lui “il padre di Reina”. All’inizio magari poteva essere un peso, ma da tempo non è così e sono orgoglioso di avere questo cognome.

Le piace che la sua famiglia venga ad assistere ai suoi match?

Molto, ho la mania di chiamare i miei figli quando sono nel bus che porta allo stadio, sentire che va tutto bene e che sono emozionati come me. Mi piace immaginare che tra qualche anno possano ricordare “Cavolo, mio padre era lì!”

La nostra rivista, minuto 116, deve il suo nome al gol di Iniesta nella finale della Coppa del Mondo del 2010. Cosa ricorda di quei momenti?

Fu incredibile, sembrava che tutto accadesse al rallentatore. Quel tiro racchiudeva tutta la storia del calcio spagnolo. Finalmente, saremmo diventati campioni… e poi chi meglio di Andres per metterlo a segno? Lui rappresenta l’essenza di questo gruppo. Ricordo che la corsa dell’esultanza fu lenta, non mi si muovevano le gambe. Che meraviglia avere quella coppa tra le mani, è un sogno che diventa realtà

L’ultima estate non è stata delle più semplici per lei

Beh, in realtà sono stato ad Ibiza e mi sono divertito tantissimo! (ride, ndr). Scherzi a parte, è stato tutto molto inaspettato. Il Liverpool non è stato onesto nei miei confronti e mi è mancato un confronto faccia a faccia. A volte bisogna prendere delle decisioni che magari non fanno piacere alla tifoseria. Sono orgoglioso di aver scelto Napoli e del fatto che Benitez abbia deciso di puntare su di me. Dovrò tornare al Liverpool alla fine del prestito ma vedo molto remota la possibilità di essere di nuovo un loro calciatore.

E’ stato allenato da grandissime personalità, ma c’è un tecnico con il quale le sarebbe piaciuto aver lavorato in particolare?

Dico Pep Guardiola. I miei compagni mi hanno raccontato che con lui si può davvero imparare tanto.

 
Réveillère-Napoli, si tratta. L'intermediario: "Mi hanno contattato domenica" PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo   
Martedì 05 Novembre 2013 22:16

E' in corso la trattativa tra il Napoli e Anthony Réveillère, terzino che può giocare su entrambe le corsie svincolato dopo l'esperienza al Lione e che è ancora libero dopo il mancato accordo col Marsiglia. Il profilo piace molto al Napoli, e con ogni probabilità anche a Benitez che l'ha allenato già a Valencia, e potrebbe essere la soluzione ideale per ovviare all'emergenza terzini. Il Napoli ha pensato a lui già nelle ore successive alla gara col Catania, considerando che da subito s'era capito che l'infortunio rimediato da Mesto sarebbe stato molto grave. A rivelarlo a Tutto Napoli.net è Stephane Canard, agente Fifa ed intermediario di mercato che ha lavorato già al trasferimento del giocatore in estate al Marsiglia: "Sì, posso dire che sono stato contattato da un club italiano importante nella giornata di domenica. Il Napoli? Sì, il club italiano di cui parlo è il Napoli".

 
Benitez: “Napoli-Inter? Tutto diverso! ADL mi ha accontentato PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo   
Lunedì 04 Novembre 2013 12:17

Il tecnico del Napoli Rafa Benitez torna a fare un confronto tra la vecchia esperienza in Serie A sulla panchina dell'Inter e quella di adesso alla guida del Napoli. Lo fa in un'intervista rilasciata a Mundo dove dichiara: "Rispetto ai nerazzurri qui è tutto diverso. De Laurentiis ha acquistato tutti i giocatori che gli ho chiesto, mentre Moratti non ne acquistò nemmeno uno di quelli suggeriti". Poi mettendo a confronto altre esperienze: "Napoli è come Liverpool, il calcio è anche riscatto sociale oltre che passione". Infine sul proprio sogno in seguito all'esperienza in azzurro: "Vorrei allenare la Spagna, ma non ora perchè le Furie Rosse devono vincere ancora tanto con Del Bosque".

Benitez ha inoltre parlato dei tre acquisti dal Real Madrid, Albiol, Reina e Higuain e del Napoli spagnolo: "Quando si arriva in un campionato diverso è importante accorciare i tempi, meglio avere giocatori che conoscono i concetti e li trasmettono. La lingua è importante perché ci sono molte sfumature che sfuggono. Callejon ha movimenti particolari che adesso nel calcio non ha quasi più nessuno. Albiol può giocare anche a centrocampo e la sua capacità di giocare con i piedi è un bonus per la squadra. Higuain ha una qualità eccezionale e sapevo che avrebbe fatto la differenza. Per quello visto finora abbiamo avuto ragione su questi tre acquisti".

Lo spagnolo ha sottolineato il grande cammino del Napoli fin qui sia in campionato che in Champions League. "Ho avuto offerte ma ho atteso la squadra giusta che vuole essere competitiva e lottare per tutti i titoli. Il Napoli vuole crescere e fare bene in Italia e in Europa. In campionato abbiamo avuto la migliore partenza della storia e siamo a pari punti in Champions League con Dortmund e Arsenal nel gruppo della morte. In campionato la Roma ha il vantaggio di giocare una partita a settimana". A riportarlo è Il Mattino.

 
Da Zero a Dieci: l'arbitraggio indegno, l'incubo viola, lo schiaffo di Mertens e la nostalgia di... PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo   
Giovedì 31 Ottobre 2013 10:59

Con il cuore oltre l'ostacolo, con la grandissima qualità del suo organico. Fiorentina-Napoli, semplicemente... Da Zero a Dieci.

Zero ad una direzione di gara assolutamente inadeguata. Premessa: il rigore di Cuadrado nel finale è talmente evidente che non ha nemmeno senso discuterne. Ha però senso analizzare un arbitraggio mai coerente nel corso della gara. Giallo a Pandev per un normalissimo falllo di gioco, calciatori della Fiorentina graziati per 54' nonostante falli sistematici a fermare le ripartenze azzurre. Altra incoerenza: se viene sanzionata la spinta (?) di Fernandez su Savic, come è possibile non fare lo stesso per un episodio analogo che ha coinvolto Mertens e Roncaglia in area viola? Una partita così bella avrebbe meritato senza dubbio un arbitro di altra caratura.

Uno il gol in campionato di Mertens. Il belga decide di dare un ulteriore schiaffo in faccia agli scettici e, dopo le meravigliose prove con Marsiglia e Torino, chiude il cerchio andando a segnare la rete - bellissima e decisiva - contro la Fiorentina. Avete presente quella sensazione di puro godimento quando fate un acquisto e realizzate di averlo pagato molto meno di quanto effettivamente vale? Ecco.

Due alla sindrome da svenimento precoce dei calciatori viola in area azzurra. Calvarese sarà pure un mediocre, ma i viola hanno provato in tutti i modi a lucrare rigori anche dove non esistevano. Solo a fine gara è stato svelato l'arcano: Rossi e Cuadrado parteciparenno alle prossime Olimpiadi nella categoria tuffi sincronizatti. Erano i primi allenamenti.

Tre al braccio largo di Fernandez sul rigore viola. L'arbitro esagera, resta però la leggerezza dell'argentino che poteva costare molto cara. Non dobbiamo mollare un centimetro Fede.

Quattro le vittorie in trasferta nelle prime cinque gare con la valigia. Espugnate Verona, Milano, Genova e Firenze. La cosa più assurda? L'unica sconfitta è arrivata nella gara giocata meglio e, a lunghi tratti, dominata contro la Roma.

Cinque in campionato e tanto altro. Per tutta la serata fiorentina, giusto per restare in tema Halloween , Callejon è stato l'incubo peggiore della difesa viola. Pare che il malcapitato Compper abbia dormito con la luce accesa dopo la gara per paura che arrivasse lo spagnolo a dribbarlo anche nel sonno. Immenso Josè.

Sei i punti di vantaggio sulle inseguitrici da parte delle prime tre delle classe. Troppo divario con il resto del gruppo. Il discorso per la qualificazione Champions è già in archivio.

Sette al palo del minuto 30. Un ispirato Woody Allen in Match Point faceva pronunciare queste parole ad un suo personaggio: "In ogni cosa è importante avere fortuna. Il lavoro è indispensabile ma hanno tutti paura di ammettere quanta parte abbia la fortuna". Ecco. In un momento così delicato del match quel legno che si oppone al destro di Cuadrado è un segnale che le stelle, ogni tanto, si ricordano anche di Napolil.

Otto al coraggio di Rafa Benitez. In una gara così importante decide di mettere Hamsik in panchina dando una chance importante a Pandev. Questo significa tenere una rosa sempre sulla corda. Così si tiene un gruppo, tutto il gruppo, motivato. Altro che la storiella dei titolarissimi.

Nove al primo assist di Gonzalo Higuain. Meravigliosa la giocata del Pipita, per cui è impossibile trovare parole migliore di queste: "La poesia quando la spieghi, diventa banale. Meglio della spiegazione, è l'esperienza diretta delle emozioni, che può svelare la poesia ad un'anima predisposta a comprenderla". Semplicemente da brividi l'esterno destro del Pipita.

Dieci a Walter Mazzarri. Si, proprio a lui, perchè - dice - che è tutto merito suo se il Napoli ora si trova in questa condizione. Walter, non sarebbe il caso di voltare paginia e pensare ai (tanti) problemi di casa tua? Non sarebbe il caso di voltare pagina? Noi lo abbiamo già fatto. tuttonapoli.net

 
Fiorentina ko con le magie del duo Callejon-Mertens PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo   
Giovedì 31 Ottobre 2013 10:57

Esame di maturità superato a pieni voti. Il Napoli piazza un colpo pesantissimo a Firenze dove la Juve ha preso quattro gol e dove fin qui non aveva vinto nessuno. Una vittoria di quelle che ti autorizza a credere sempre più nello scudetto. Colpo firmato Callejon-Mertens, i due terribili esterni d’attacco di Rafa. Squadra solidissima quella azzurrra, concreta, sicura, spietata, in inferiorità numerica negli ultimi dieci minuti per l’espulsione di Maggio.

Calcio spettacolo annunciato. E al Franchi è proprio così. Tante emozioni, bella partita. Napoli e Fiorentina si confermano due belle realtà, due squadre che giocano un ottimo calcio. Bel colpo d’occhio a Firenze, pubblico numeroso e oltre duemila tifosi azzurri nel settore ospiti. La nota stonata il solito coro anti-napoletani dalla curva viola: «Vesuvio lavali col fuoco». Montella si affida alla rapidità degli esterni d’attacco Cuadrado-Joaquin e li alterna di fascia alle spalle di Pepito Rossi. Il costruttore di gioco è Pizarro, Aquilani e Borja Valero sono i due centrocampisti che provano ad inserirsi negli spazi senza palla. Benitez, come da consuetudine, non snatura il suo Napoli per preoccuparsi di controllare gli avversari. Anzi Rafa preferisce Pandev ad Hamsik da trequartista e schiera una squadra dalle caratteristiche ancora più offensive. Un segnale di sicurezza, di personalità. L’unica piccola deroga è l’inserimento di Mesto da laterale sinistro basso al posto di Armero per avere maggiore copertura sulla fascia, laddove parte inizialmente Cuadrado. A centrocampo la solita diga Inler-Behrami a protezione della coppia centrale Fernandez-Albiol.

Partita subito intensa, viva. La Fiorentina parte sicura con il suo giro palla rapido. Il Napoli però colpisce alla prima occasione, da grande squadra. Gol in quattro mosse, viola sorpresi. Rilancio preciso di piede del portiere Reina, stop spalle alla porta di Pandev e apertura per Higuain, cambio di campo con l’esterno destro e tiro al vole forte e preciso di Callejon (11′ pt). Un super gol, intesa perfetta tra gli azzurri e grandissimo numero dell’attaccante spagnolo alla quinta rete in campionato. La Fiorentina riparte, ricomincia il suo fraseggio prolungato, il Napoli è li pronto sempre a far male. Il pari viola arriva su un rigore un po’ generoso, la spinta di Fernandez a Savic non è di quelle evidentissime. Rossi, azzurro mancato, spiazza Reina dagli undici metri (27′ pt). Il gol viola produce qualche attimo di sbandamento tra gli azzurri, Cuadrado si inserisce centralmente e dal limite colpisce il palo. I viola provano ad aumentare la pressione. E il Napoli colpisce, un’altra volta da grande squadra, come nell’occasione del primo vantaggio. Un’accelerazione velenosa, quella di Mertens (36′ pt), il folletto belga al primo gol in azzurro chiude con un sinistro magisrale l’uno-due con Higuain, al secondo assist della serata. La partita si mantiene viva, la Fiorentina reagisce subito e Borja Valero entra in area di rigore in maniera minacciosa, lo ferma con sicurezza Reina in uscita bassa.

Partita viva anche nella ripresa. Pallino nelle mani della Fiorentina, Napoli messo in fase difensiva con il 4-4-2 e prova a ripartire. Higuain arriva all’ora di gioco e Rafa come da programma lo sostituisce con Hamsik. Cuadrado si tuffa in area e viene ammonito, poi cade in area anche Rossi, niente rigore e giallo a Borja Valero per proteste. Entra Insigne per Mertens. Spinta viola, Napoli di spessore. Espulso Maggio per doppia ammonizione a dieci minuti dalla fine. Entra Armero con Mesto che va a destra. Cuadrado al 90’ viene espulso per un’altra simulazione (forse però il fallo di Inler in area stavolta c’era). Gli animi, anche in tribuna, si scaldano. Ma è un Napoli cattivo come l’aveva chiesto Benitez. Cattiveria da scudetto. Il Mattino .

 
Montella scioglie ogni dubbio, formazione confermata PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo   
Mercoledì 30 Ottobre 2013 16:58

Tutto confermato in casa Fiorentina. Montella, questa sera contro il Napoli, ripartirà dal secondo tempo di Verona contro il Chievo. Un ritorno, dunque, al passato. A quel 3-5-2 tanto caro al mister viola. Nelle ultime ore, infatti, aveva preso corpo l'ipotesi di un possibile 4-3-3 con la sorpresa Vargas dal primo minuto nel tridente assieme a Rossi e Cuadrado. Contro la squadra di Benitez, però, il tecnico gigliato sceglierà ancora Joaquin come compagno di reparto di Pepito.

Lo spagnolo svolgerà un importante ruolo di raccordo fra attacco e centrocampo per accorciare e diminuire gli spazi a disposizione del Napoli (una delle possibili chiavi tattiche della sfida).Ovviamente, molte delle sortite offensive viola dipenderanno dalla verve di Cuadrado,riportato per l'occasione sulla linea del centrocampo a cinque (in una sfida tutta colombiano con “l'amico” Armero). Sotto i riflettori anche Alberto Aquilani, autore di prestazioni in chiaroscuro nell'ultimo periodo e chiamato ad essere nuovamente incisivo sotto porta.

Fiducia confermata, comunque, da parte di Montella per l'ex Roma. In difesa, infine, esame di maturità per Marvin Compper. Al posto dello squalificato Gonzalo Rodriguez, sarà lui il cervello della retroguardia gigliata, con il reparto che sarà completato da Roncaglia e Savic. L'ex Hoffenheim, contro Higuain e compagni, sarà spinto da trentamila tifosi viola. Senza dubbio, una bella motivazione. Firenzeviola .

 
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